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Lo sapevi che...? Il mondo dell'apicoltura

“Lo sapevi che…?” # 19 – Filiera del polline - Che cos'è, la raccolta

Filiera del polline

  • Cosa è il polline?
  • Come si raccoglie il polline?
  • Quali trappole si possono utilizzare?
  • Ci sono implicazioni per gli alveari?
  • Come si conserva senza che se ne perdano le proprietà?
  • Cosa sappiamo in merito a queste ultime?
  • Tutti i pollini sono uguali oppure esiste una variabilità che l’apicoltore deve conoscere e sfruttare per creare un prodotto che possa essere utilizzato nella dieta umana o, perché no, restituito alle api?

Un attimo di pazienza...

Molte sono le domande che possiamo porci che riguardano il prodotto e l’intera filiera che porta al confezionamento, inauguriamo con questo primo articolo di approfondimento le tre pubblicazioni programmate sul polline, con lo scopo di dare risposta alle varie domande, farvi conoscere le modalità di raccolta e conservazione, oltre naturalmente che evidenziare le proprietà e caratteristiche del prodotto.

Nella prima uscita troveranno risposta le domande introduttive per capire cos'è il polline e le modalità di raccolta, nella seconda uscita chiariremo le modalità di essiccazione e conservazione ed etichettatura. Termineremo la filiera del polline con una uscita dedicata alle componenti del polline alle sue proprietà e benefici, riprendendo un precedente numero della rubrica "Lo sapevi che...?" #3 - Il polline ed i suoi benefici.

Passaggi importanti sulla raccolta, sulla pulizia, sulla conservazione del prodotto e le modalità di vendita per evitare di incappare in truffe o prodotti di scarsa qualità.

Facciamo il punto sullo stato delle conoscenze in merito a questo prezioso “alimento” che sempre più va affermandosi.

Che cosa è? 

Mentre il miele risulta essere un elaborato dalle api a partire da sostanze zuccherine raccolte nell’ambiente, il polline è un prodotto completamente vegetale che le api si limitano a raccogliere sui fiori e ad addizionare con minime quantità di saliva e/o nettare tali, praticamente, da non modificarne la composizione chimica, prima di indirizzarlo verso le proprie cestelle.

Ape con polline
Ape con polline

Quello che quindi gli apicoltori raccolgono, con svariate tipologie di trappole, va considerato un prodotto differente da quello che troviamo sui fiori e che, in teoria, potrebbe essere raccolto con trebbiatrici apposite.

Inoltre, è doveroso fare un’altra precisazione: il polline raccolto in prossimità dell’ingresso delle arnie è cosa ben diversa da quello raccolto all’interno dei favi dopo che questo è stato stivato dalle api nutrici (quelle che si occupano dell’alimentazione proteica della covata). Quest’ultimo viene più chiamato “pane d’api” e, per il fatto che viene manipolato e lavorato con l’aggiunta di dosi variabili di secrezioni, nettare e/o miele e/o pollini provenienti da altre bottinatrici, assume una composizione ben differente, e spesso ben più completa, da quella che aveva il polline iniziale.

Polline, pane d'api
Polline, pane d'api

Il polline viene raccolto per alimentare le larve dalle operaie e dai fuchi dal terzo giorno di vita in poi. Rappresenta l’unico alimento proteico che entra nell’alveare, il che significa che deve essere un alimento completo e soprattutto deve contenere tutti gli amminoacidi necessari per un corretto sviluppo di un organismo. Questo è possibile perché il polline a sua volta è un vero e proprio organismo vivente, anche se in miniatura.

Tutte le piante hanno un ciclo biologico formato da due fasi ben distinte: una aploide (con un corredo ridotto della metà) ed una diploide (corredo genetico completo). A seconda del tipo può prevalere una fase rispetto all’altra.

Quello che noi vediamo nelle piante rappresenta la fase diploide (sporofida) mentre la parte aploide (gametofita) è rappresentata dalla germinazione della microspora (polline) per la parte maschile e dalla formazione del sacco embrionale a partire dall’ovulo (macrospora) per la parte femminile.

Il fatto quindi che il polline debba germinare (subire delle divisioni cellulari) per produrre i gameti maschili implica una, anche se pur effimera, vita autonoma e quindi la necessità di possedere tutte le sostanze necessarie alle cellule per riprodursi.

Struttura del fiore, antere, polline

La api possono raccogliere sia polline che nettare, tuttavia normalmente vi sono api specializzate per la raccolta del polline. Viene raccolto sia polline di piante anemogame (piante che si affidano al vento per la dispersione del polline), ed in questo caso le api si arrampicano sulle infiorescenze mordendo le antere con l’apparato boccale per provocare la fuoriuscita del polline che aderirà all’apparato boccale, alla testa ed ai piedi delle zampe; sia di polline di piante entomogame ed allora le api si spostano avanti e indietro attirando verso di se le antere imbrattandosi in tal modo di polline tutto il corpo.  

Ape ricoperta dal polline

Le api con l’apparato boccale o con il movimento provocano la fuoriuscita del polline che aderirà alla testa, ai peli e alle zampe.

Mentre l’ape si mantiene in volo sopra i fiori, con le spazzole del tarso del primo paio di zampe raccoglie il polline aderente alla testa ed al collo. Questo polline viene impastato con il nettare raccolto sul fiore o con il contenuto della borsa melarica in modo da poterlo agglomerare. Con le spazzole del tarso del secondo paio di zampe raccoglie il polline presente sul torace e lo mescola con quello umido proveniente dal primo paio.

Con il terzo paio di zampe raccoglie il polline presente sull’addome che viene amalgamato con quello proveniente dal secondo paio. Sfregando fra di loro le zampe posteriori il polline viene trasferito dalla spazzola tarsale di una zampa al pettine dell’altra e da qui cade in una concavità (auricola) ricavata nella parte posteriore del tarso.

L’operazione successiva consiste nel flettere l’articolazione tibio-tarsale o pinza del polline in moda tale da spingere il polline in fuori verso l’alto nella cestella del polline.

Morfologia della zampa dell'ape, cestella del polline

Man mano che viene aggiunto altro polline le pallottole si accrescono fino a che raggiunto il peso di 7,5mg circa vengono portate nell’arnia dove la bottinatrice se ne libera con l’ausilio di una spina situata nel secondo paia di zampe. Le giovani operaie si incaricano poi di comprimerle entro le celle, che attorniano la covata senza che queste vengano mai ne riempite completamente ne opercolate, premendole con il capo dopo averle ulteriormente cosparse di miele (pane d’api).

Le pallottole di polline hanno una composizione omogenea perché le api una volta iniziato a bottinare su una determinata specie continuano fino a che non è terminata la fioritura.

Hanno un colore, una forma, consistenza e sapore particolari a seconda della specie di provenienza. Anche se il colore del polline deriva da quello del polline di partenza si possono avere delle variazioni dovute a fattori per cui il colore del polline può variare anche all’interno della stessa specie.

Si calcola che un’ape mediamente impieghi dai 5 ai 15 minuti per completare un carico di polline e che in una giornata compia una ventina di viaggi per un totale di 300 mg di polline al giorno, tuttavia questi dati sono estremamente variabili dipendendo dalla quantità di polline offerta dalla specie visitata, dalla distanza dalla sorgente del polline e dalle condizioni metereologiche.

La quantità di polline raccolta in un giorno è molto variabile sia in funzione del momento dell’anno, della zona, ma soprattutto dalla forza della famiglia e della razza.

Nell’arco di un anno si calcola che una colonia di medie dimensioni può arrivare a raccogliere anche 40 o 50 kg di polline, il raccolto maggiore avviene in primavera estate.

I colori del polline
I colori del polline

Quali implicazioni ha sulle api la sottrazione del polline e qual è il momento opportuno per la raccolta 

In Italia la raccolta del polline è poco diffusa anche se i consumi, negli ultimi anni, sono aumentati notevolmente. La maggior parte del polline che si trova nel nostro mercato è di importazione e arriva soprattutto dalla Spagna e dai Paesi dell’Est.

Fino a qualche anno fa in Italia non si raccoglieva polline essenzialmente per due ragioni:

  • non erano abbastanza conosciute e divulgate le tecniche di raccolta e di condizionamento,
  • gli apicoltori avevano una certa diffidenza nel sottrarre il polline alle api , per paura di danneggiarle e di ridurre la produzione di miele.  

In realtà le api risentono minimamente della sottrazione di polline, per altro compensato dall’aumento del numero delle bottinatrici che si dedicano alla sua raccolta . Dobbiamo tenere a mente però che raccogliendo polline noi sottraiamo alle api la loro prima ed unica fonte di proteine.

È l’alimento che le api somministrano, assieme al miele, alla covata ed è quindi l’ago della bilancia che deciderà le sorti della famiglia.

Non bisogna quindi eccedere nella sottrazione di tale alimento ed è necessario scegliere il momento giusto durante il quale posizionare le trappole.

Sottrarre polline all’inizio della stagione, quando le api devono ripartire e c’è necessità che la famiglia si sviluppi, così come sottrarlo a fine stagione, quando invece la famiglia deve immagazzinare le necessarie scorte per l’inverno, non è certamente indicato.

Tuttavia, occorre considerare che molti dei pollini più ambiti sono quelli che si presentano proprio in primavera, con fioriture corte e poco produttive.

È quindi ardua e difficile la scelta della tempistica: da un lato va tutelato l’alveare dall’altro vanno raccolti i pollini più prelibati.

Come facciamo noi?

La nostra scelta è quella della tutela dell’alveare e della colonia.

Le trappole vengono posizionate in tarda primavera lasciando che i formidabili meccanismi adattativi delle api facciano il loro corso portando le stesse a riempire sempre meno le cestelle per passare facilmente attraverso la trappola.

Ruotiano inoltre spesso le trappole, mediamente ogni 7 giorni, per evitare di influenzare troppo l'andamento della colonia e privare la stessa dell'unica fonte proteica.  

Come si raccoglie 

Il polline viene raccolto mediante delle apposite trappole che si collocano all’ingresso dell’alveare.

Possiamo ricondurre le trappole a 3 categorie fondamentali:

  • le trappole di entrata, che sono poste davanti all’apertura di volo abituale, le più utilizzate
  • le trappole inferiori poste sotto il nido al posto dal fondo dell’arnia, non più utilizzate in Italia
  • le trappole da soffitta inserita al posto della soffitta sul nido o sul melario, non più utilizzate in Italia

Nei primi due tipi l’entrata delle api avviene dal basso come se le trappole non ci fossero, invece con la trappola da soffitta la normale apertura di volo viene chiusa e le bottinatrici, dopo una prima fase di disorientamento, scoprono l’apertura posta in alto e in giornata prendono l’abitudine di entrare ed uscire dall’alto.

Anche se in commercio si trovano diversi tipi di trappole il funzionamento è lo stesso per tutte:

l’ape, passando attraverso una griglia calibrata (dotata anche di buchi per il libero passaggio dei fuchi), perde la cestella di polline attaccata alle zampe posteriori; la cestella ha la forma di una piccola pallina del diametro di 1-2 mm che, una volta staccatasi, cade verso il basso ed attraversa un lamiera forata andando a finire in un cassettino sottostante la lamiera.

Il cassettino, nella gran parte dei casi, è composto da un rete a maglia stretta tale da consentire una buona circolazione di aria.

La scelta delle trappole va effettuata in funzione del tipo di arnia che si ha a disposizione preferendo quelle in acciaio inox considerato che deve contenere un alimento.  

Trappola polline Metalori
Trappola polline Metalori

 

Trappola polline standard
Trappola polline standard

 

Trappola polline con portichetto
Trappola polline con portichetto

 

Con la descrizione delle tipologie di trappole concludiamo questo appuntamento e vi aspettiamo al prossimo numero della rubrica “Lo sapevi che…?” # 20 – Filiera del polline - Il prodotto, la vagliatura ed il confezionamento dove contineremo il nostro viaggio nella filiera produttiva del polline affrontando le varie fasi dopo la raccolta, quindi il recupero, la cernita e l'essiccazione che ci porteranno al confezionamento del prodotto finito.

A presto!